Effettivamente sono vestite di bianco.
Volano perché quando suona un campanello spariscono e si
materializzano al capezzale di un bambino per donare le loro
amorevoli cure.
L'aureola non l'ho vista, ma sono sicura che sanno creare armonia e dolcezza intorno a loro…
Allora gli angeli esistono? Sì, li ho trovati visitando un pomeriggio il reparto di Chirurgia del Burlo di Trieste; qui, li chiamano “infermiere”… perché sono in incognito!
Ne ho incontrato due e vorrei raccontarvi la loro storia.

Appena entri in reparto alle pareti sono appese foto, storie dei bambini, un cartello di A.B.C. con tutte le sue attività, testimonianze vive, sentite… E' tutta opera di Roberta Leban, promossa a manager dell'A.B.C. per la sua abilità nella grafica e comunicazione. Così nel tempo libero si dedica a testimoniare il passaggio dei bambini che, come dice lei, “lasciano un segno indelebile nei nostri cuori” e visto che secondo me è una donna “d'azione”, ma un po' timida e molto sensibile, lo fa a modo suo, utilizzando le immagini e collezionando le tante letterine che mandano anche dopo che escono dall'ospedale i piccoli ex–pazienti. Roberta proviene dal settore degli infermieri professionali e ha inizialmente lavorato con gli adulti, ma ora che lavora con i bambini non cambierebbe mai: “I bambini ti danno tanto”, mi racconta, “Vengo a lavorare volentieri, c'è un bel rapporto tra infermieri, medici, genitori e bambini e viviamo in armonia per affrontare le situazioni difficili”.
Parlo poi con Katia Lombardi, un vulcano di allegria, una comunicatrice nata che mi racconta di essere la prima di nove fratelli e di aver intrapreso dapprima la professione di maestra d'asilo e poi di aver iniziato la sua “missione” di infermiera pediatrica 32 anni fa. Una veterana del Burlo, insomma… “Per me quella dell'infermiera è una missione. E’ difficile accettare di vedere i bambini soffrire ma bisogna avere tanto amore. Ricevo moltissimo dai bambini, mi basta un loro sorriso ed è il regalo più bello che posso ricevere. Noi ci innamoriamo di tutti i bambini ed è difficile staccare quando si torna a casa, ma poi con l'esperienza riesci anche a trovare un tuo equilibrio interiore. Con i genitori cerchiamo di instaurare un bel rapporto perché si trovano spesso a disagio vedendo i proprio figli soffrire, spesso vengono da fuori Trieste e hanno bisogno di sentirsi protetti, in questo cerchiamo di sostenerli al massimo delle nostre possibilità.”
Cosa ne pensano del progetto “Libera la vita, libera le vele”? “E’ un bel pensiero e spero aiuterà l'associazione A.B.C. nei suoi obiettivi. Abbiamo cercato di coinvolgere anche i nostri amici e ora qui in reparto stiamo aiutando i bambini a preparare i disegni per te da portare al Gaslini.”
Mi portano poi nella sala degli infermieri dove c'è un grande poster con le foto di tutti i loro piccoli pazienti e uno ad uno con sguardo amorevole e malinconico mi raccontano la loro storia, ognuno è impresso nei loro cuori e a volte continuano a vederli anche fuori dall'ospedale e li seguono anche quando crescono.
Suonano dei campanelli e come sono arrivate, Roberta e Katia volano via, lasciando nel mio cuore tutta la loro dolcezza e calore umano.
Grazie di esserci!

















angeli
Baci a tutte loro,
Giusy